22 febbraio 2010

Difendiamo la cultura popolare



“Il dialetto consente di esprimere una propria identità, di sentirsi ancorati alla propria storia e alla propria terra in un mondo che con il mito della globalizzazione genera così tante insicurezze”. (Teresa De Sio, Settimanale ‘Famiglia Cristiana’, n. 8, del 21 febbraio 2010, pp. 90-91)

Ancora oggi sento madri che impediscono di parlare il dialetto, perché “non è fine”, ma, invece, è uno mezzo di scambio da salvaguardare e custodire.


(Film. Pizzicata di Edoardo Winspeare 1995)


3 commenti:

Kylie ha detto...

Io lo parlo tranquillamente, come molti in Veneto. Senza sentirmi poco fine.

Un abbraccio

gaetano ha detto...

Ciao cara Caterina, sono pienamente d’accordo con te. Il dialetto è un valore che come tutti i valori si vanno perdendo; ma farsi capire anche in italiano, questa lingua ormai quasi straniera non sarebbe male. Io credo che l'Italia sia l'unico paese dove non si parla l'italiano. Ma le madri che dicono parlare il dialetto nono è "fine" credo abbiano un complesso d'inferiorità.
Forse, proprio perché loro stesse non sanno parlare e comprendere l'italiano, che giudicano poco "fine" esprimersi in dialetto.
Un caro saluto e complimenti per il blog Gaetano.

Alice. Caterina Narracci ha detto...

@Kylie - @gaetano
Non parlo sempre il dialetto, ma quando ci vuole ci vuole. :-)
scriverlo è complicatissimo.
poi il barese (o il conversanese) è tutta una poesia. io adoro i proverbi, tipo "quanne u gatte schoste, u sorge bballe" (tradotto Quando il gatto non c'è, il topo balla).
;-)